Versailles: la conferenza di pace
💬 I programmi di pace
1. Come la guerra mondiale era stato il conflitto più grande che l'umanità avesse mai veduto, così la pace che doveva seguire a quel conflitto doveva essere uno dei compiti più ardui che governanti avessero mai affrontato.
Si trattava di dare un assetto nuovo ad un mondo sconvolto da quattro e più anni di guerra, di devastazioni e di lutti; si trattava di rifare la carta geografica di quattro continenti; ma soprattutto quella d'Europa, e rifarla su basi in gran parte nuove e dopo la scomparsa di uno dei più potenti imperi, quello absburgico. Se questa circostanza rendeva possibile la soddisfazione delle aspirazioni di quei numerosi gruppi etnici che miravano all'indipendenza oppure a riunirsi ai fratelli di razza che già vivevano in stato indipendente; d'altra parte vi era la difficoltà di assicurare quelle condizioni politiche ed economiche che avrebbero reso possibile una vita indipendente ai nuovi Stati sorti sulla rovina e dalla rovina dell'impero absburgico. Il quale non ostante fosse un mosaico di razze, tuttavia si era retto per tanto tempo, non solo perché elemento indispensabile dell'equilibrio europeo, ma perché costituiva una unità dal punto di vista geografico, economico e dei traffici. Si trattava inoltre di ripartire un importante impero coloniale; di rimediare, se possibile, alle rovine che avevano devastato alcune delle più ricche regioni d'Europa; di ristabilire le condizioni normali per la produzione e i commerci, sconvolti da più di quattro anni di guerra. Ma, soprattutto, secondo le premesse, la Conferenza avrebbe dovuto instaurare la «vera pace, la pace perpetua», che i combattenti e i popoli avevano sognato durante la tormenta, e, in mancanza della quale, appariva inutile il sacrificio di tanti giovani vite e di tanti beni. Si pensava fosse una cosa possibile, purchè i rapporti fra le nazioni venissero regolati dalla giustizia e non dalla forza.
D'altra parte, data l'atmosfera del tempo, date le passioni suscitate in tutte le popolazioni alleate da quattro anni di guerra sarebbe stato impossibile anche per superuomini instaurare una pace di moderazione e di giustizia, ed era un attendersi troppo dalla natura umana pretendere che, travolta dalla follia della grande guerra, potesse improvvisamente manifestare la calma serenità di una saggezza quasi sovrumana. Tanto più che questa pace che avrebbe dovuto fare giustizia a tutti, senza distinzioni fra vincitori e vinti, era l'opera di una parte sola, quella dei vincitori. Se questo facilitava il compito, in quanto eliminava le discussioni fra le due parti, non semplificava affatto le questioni, destinate ad essere risolte secondo le vedute e gli interessi di una parte sola.
L'armistizio era stato una resa a discrezione, prima della Bulgaria, poi della Turchia, quindi dell'Austria e infine della Germania; e la sconfitta militare era stata seguita da un collasso interno, che minacciava disastri maggiori. In Austria i varî gruppi etnici, abbandonato il potere centrale, costituivano governi autonomi, come in Boemia, in Ungheria, nell'Austria stessa, oppure deliberavano la riunione ai fratelli di stirpe che fuori del confine dell'impero da tempo avevano costituito Stati indipendenti: cosi i Croati dichiaravano la loro unione alla Serbia, e i Romeni occupavano la Transilvania. Circostanze queste che in seguito dovevano ostacolare, anzichè facilitare l'opera della Conferenza. In Germania la caduta degli Hohenzollern e la proclamazione della repubblica anzichè por fine ai disordini interni sembrava che li esasperasse di più, e la rivolta spartachista minacciava di gettare quel paese, già così prospero, laborioso e disciplinato, nell'anarchia del comunismo, ormai imperante nella vicina Russia. Lo stesso pericolo minacciava anche l'Ungheria e in parte l'Austria. In queste condizioni i paesi vinti non potevano fare alcuna opposizione a quello che avrebbero stabilito i vincitori.
Sono quindi gli interessi, le necessità, le aspirazioni di questi ultimi che prevalgono, mentre quelle dei vinti non sono prese in considerazione e non si fanno sentire affatto alla Conferenza di Parigi. [...]
✦ Augusto Torre. Versailles: storia della conferenza della pace. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 1940
Concludere una guerra non significa soltanto far tacere le armi. Significa ricomporre un equilibrio nel quale geografia, popoli, economie e istituzioni possano tornare a sostenersi reciprocamente. Quanto più vasto è il conflitto, tanto più ardua diventa quest'opera; e quando a disegnarla è una sola delle parti, anche le aspirazioni più nobili rischiano di scontrarsi con le passioni, gli interessi e le ferite ancora aperte. La pace non si misura soltanto dalla vittoria raggiunta, ma dalla stabilità che saprà lasciare in eredità al futuro.