Grammatica del medio alto tedesco
💬 I - Caratterizzazione del medio alto tedesco
1. L'espressione «medio alto tedesco» (mittelhochdeutsch ), coniata da Jacob Grimm sul modello di media latinitas , vuole essere anzitutto cronologica. L'aggettivo «medio» sta ad indicare il periodo della storia linguistica del tedesco, successivo a quello delle origini definito «antico», e che si estende grosso modo fino alle soglie del tedesco dell'epoca moderna. Con la designazione «alto tedesco» si definisce quell'insieme di parlate che costituirono una relativa unità già nel periodo antico, caratterizzata soprattutto da alcuni fatti capitali nel fonetismo (ad es. la rotazione consonantica alto-tedesca) e nella morfologia. Tali parlate o dialetti alto tedeschi si situano geograficamente nella parte meridionale, ovvero «alta», montuosa, e successivamente in quella centrale dell'attuale territorio linguistico tedesco.
Il medio alto tedesco rappresenta l'evoluzione di quello stadio linguistico originario che è l'antico alto tedesco (per le caratteristiche che distinguono questa fase più antica si rimanda a LAAT §1 e § 9). In questo volume ci si limiterà all'esposizione delle caratteristiche fonetiche, morfologiche, sintattiche e lessicali del medio alto tedesco, riferendoci all'antico alto tedesco come ad un momento linguistico noto e al tedesco moderno come all'ulteriore evoluzione dello stato di lingua che qui si intende descrivere.
2. I limiti cronologici del medio alto tedesco sono stati posti dagli studiosi del secolo scorso e del principio di questo fra il 1100 e il 1500, comprendendo così nel periodo tutta l'evoluzione linguistica che dall'antico alto tedesco porta alla lingua dei classici tedeschi moderni, dal '700 in poi. In questa prospettiva era intesa la designazione di «medio» per il periodo linguistico mediano, intermedio fra le origini e lo stato attuale. Ma all'interno di un lasso di tempo tanto esteso i risultati di una ricerca puntuale ed approfondita rivelano un panorama troppo vario e a volte contradittorio per essere compreso con l'ausilio di parametri tanto generici ovvero fra limiti cronologici tanto distanti.
L'evoluzione di una lingua, considerata nelle sue singole e minime manifestazioni, mai permetterebbe la definizione di un qualsivoglia periodo linguistico – ma pur senza voler giungere all'assurdo cui porterebbe la rigorosa applicazione teorica di una tale, pur fondata, visione dello sviluppo di una lingua, è ben vero che nel corso di un determinato periodo linguistico è sempre possibile trovare punti di riferimento abbastanza concreti per articolare degli schemi espositivi non troppo arbitrari della lingua in quel determinato momento. Se il periodo che si vuol studiare, tuttavia, giunge a comprendere ben quattro secoli, i fatti linguistici osservati possono essere cronologicamente tanto disparati da non lasciarsi più ridurre ad uno schema espositivo relativamente unitario.
È appunto di fronte a questa situazione che gli studiosi più recenti della storia della lingua tedesca si sono trovati nella necessità di ridiscutere i limiti cronologici da attribuire al periodo di storia linguistica successivo all'antico alto tedesco, e ne hanno ridotto considerevolmente l'estensione dal 1050 al 1350.
3. Che questi termini cronologici vengano a coincidere all'incirca con determinate situazioni e sviluppi della storia politica e sociale (feudalesimo, cavalleria, crociate, dominio dei Salii e degli Staufer, loro politica indirizzata contro il particolarismo postcarolingio) significa, ancora una volta, che ogni avvenimento storico-sociale influisce sempre in qualche modo sul complesso consistere di una lingua.
Le date, come sempre relativamente arbitrarie e con valore solo indicativo, sono state tuttavia definite al di fuori di ogni considerazione di coincidenza storica, solo valutando momenti interni all'evoluzione linguistica, ed è per questo che le coincidenze relative fra stato di lingua e condizione storico-sociale sono tanto significative.
Il 1050 indica approssimativamente il manifestarsi, in opere redatte intorno a quell'anno, di un atteggiamento dello scrittore, di fronte alla lingua che scrive, decisamente diverso, nuovo, se confrontato con quello che si può desumere da opere precedenti di solo pochi decenni – così come esso può apparire evidente dal confronto della parafrasi al Cantico dei cantici di Williram von Ebersberg (ca. 1005-1085) con le parafrasi e traduzioni bibliche di Notker († 1022).
Nel 1350 si pone il limite oltre il quale si manifestano all'interno della relativa unità linguistica del medio alto tedesco letterario decise tendenze particolaristiche regionali, o meglio: la consapevole volontà degli scrittori del periodo medio alto tedesco classico di uniformarsi a modelli sopraregionali viene a mancare in quegli autori provenienti da nuovi strati sociali che si affacciano alla cultura e che esprimono esigenze diverse da quelle dei loro nobili predecessori. Col cadere dell'universalismo che trovava espressione nella letteratura del mondo cortese-cavalleresco, svanisce la necessità della creazione e della sopravvivenza di una koiné linguistico-letteraria; coll'insorgere di una cultura borghese, cittadina o addirittura, nel dibattito sociale e religioso, dei rudimenti di una cultura plebeo-contadina, se pur si limita necessariamente l'orizzonte culturale e quindi linguistico, la lingua trova nuovo vigore nel contatto certamente rozzo, ma fecondo, con la realtà quotidiana dei nuovi ceti.
Fra il 1350 e il 1650 si suole oggi considerare il periodo linguistico detto del frühneuhochdeutsch , espressione che potrebbe pesantemente tradursi con «alto tedesco protomoderno» (ν. § 62). [...]
✦ Giorgio Dolfini. Grammatica del medio alto tedesco. Mursia, 1967