6. Le ondate della repressione e la fine del fascismo
La storia della persecuzione antifascista non procede con intensità costante. Spinelli conclude seguendone le maree, perché il numero degli arresti e la vitalità della cospirazione riflettono insieme le condizioni del Paese e le fortune del regime.
Alla fine del 1926 le leggi speciali producono grandi retate: le isole si riempiono di democratici, comunisti e anarchici, mentre il Tribunale speciale prepara il grande processo contro Gramsci e gli altri dirigenti comunisti. Il partito comunista, già organizzato per la clandestinità, tenta di ricostruire continuamente le proprie reti, che la polizia spezza fra il 1927 e il 1928. Segue una fase di apparente calma; poi la crisi economica riaccende il malcontento e, fra il 1929 e il 1932, riprendono insieme attività clandestina e arresti, mentre entra in scena «Giustizia e Libertà».
L'amnistia del 1932 alleggerisce temporaneamente carceri e confino, ma non interrompe il meccanismo repressivo. La guerra d'Etiopia e la proclamazione dell'Impero segnano invece il momento di massimo isolamento degli antifascisti. Molti italiani si stringono intorno al regime, altri si rassegnano alla sua apparente solidità. Spinelli ricorda persino il gesto di Croce che offre la medaglietta d'oro durante le sanzioni: segno di quanto, in quel momento, l'appello patriottico potesse coinvolgere anche chi restava avversario del fascismo.
Ma il fascismo, osserva Spinelli, «non può fermarsi». La guerra di Spagna riapre conflitti e persecuzioni; l'espansione imperiale porta nelle carceri anche gli Albanesi; con la guerra mondiale la categoria dei sospetti si allarga ancora a disfattisti, accusati di spionaggio, contrabbandieri di valuta e testimoni di Geova.
Anche gli ebrei compaiono nel quadro della repressione, e Spinelli insiste sul carattere artificioso che egli attribuisce alla politica razziale fascista e sulla diversa natura, fino all'occupazione tedesca, della loro persecuzione rispetto a quella praticata dalla Germania nazista. Nel suo racconto, l'arrestato ebreo che cade nelle mani della polizia per attività politica viene utilizzato dalla propaganda come prova dell'antisemitismo ufficiale, ma poi rientra nella normale macchina repressiva destinata agli altri oppositori.
Negli ultimi anni, tuttavia, la macchina comincia a perdere forza. Gli antifascisti reduci dalla guerra di Spagna, un tempo destinati a pene durissime, vengono mandati quasi discretamente al confino. Persino quando si pensa ancora a un grande processo politico, nel 1943, tutto rimane allo stato di progetto. Il regime conserva gli strumenti della dittatura proprio mentre comincia a non riuscire più a usarli con l'antica sicurezza.
La caduta di Mussolini non porta immediatamente la libertà. Badoglio libera prima alcuni, poi altri, mentre anarchici, Sloveni e Albanesi restano prigionieri più a lungo. L'agosto del 1943 appare allora come una parentesi irreale: gli antifascisti tornano alle famiglie, ricostruiscono i partiti, assaporano una libertà che sembra definitiva.
Non lo è. Dopo l'8 settembre comincia un'altra fase, quella che Spinelli aveva già segnalato all'inizio, ma che non rientra nell'argomento della sua lezione: nuova guerra civile, occupazione tedesca, Resistenza. E con essa cambia anche la natura della repressione. Il carcere che per diciassette anni aveva significato soprattutto privazione della libertà può ora diventare, assai più spesso, anticamera della morte.
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Rileggi per intero i sei frammenti della lezione dell'autore sull'antifascismo, nonché i rispettivi commenti. Scegli poi mentalmente una risposta e scopri la soluzione.
Risposta corretta: A.
Con le leggi speciali, lo scioglimento dei partiti, la soppressione della stampa libera, il Tribunale speciale, il confino e l'ammonizione, la persecuzione politica cessa di essere soprattutto un insieme di soprusi esercitati entro un ordinamento ancora parzialmente liberale e diventa una funzione regolare dello Stato fascista.
La B rovescia il processo descritto da Spinelli: proprio perché la magistratura ordinaria aveva talvolta resistito alle esigenze del governo, i processi politici vengono sottratti ad essa. La C attribuisce invece il mutamento alla scelta degli oppositori, mentre il passaggio decisivo riguarda anzitutto la trasformazione istituzionale del regime.
L'autore insiste sul fatto che il fascismo non nasce già totalitario. Fra il 1922 e il 1926 esso restringe progressivamente le libertà, ma incontra ancora alcuni limiti nelle leggi e nei tribunali. Dal 1926 questi limiti vengono eliminati: la repressione non agisce più soltanto contro l'illegalità precedente ma, attraverso nuove leggi costruite appositamente per difendere il regime, persegue come illegali attività e comportamenti fino ad allora legittimi.
Risposta corretta: B.
Lo jus murmurandi è il dissenso di chi pubblicamente si adegua ai riti e alle imposizioni del regime, ma privatamente conserva incredulità, ironia, critica e rapporti di fiducia nei quali può ancora esprimersi liberamente.
La A confonde questo atteggiamento con l'antifascismo militante: per Spinelli il passaggio alla cospirazione avviene proprio quando qualcuno rifiuta di limitarsi al «mormorare». La C trasforma in concessione politica ciò che era invece uno spazio informale e precario sopravvissuto sotto la dittatura.
Portare il distintivo del partito, fare il saluto fascista o usare il «voi» non significava necessariamente credere nel fascismo. Molti italiani impararono a vivere su due piani: conformismo pubblico e libertà privata. Questa riserva impedì al regime di conquistare completamente le coscienze, ma abituò anche molti alla servitù politica.
Risposta corretta: A.
Spinelli riconosce ai comunisti superiori capacità organizzative, mezzi maggiori e una disciplina particolarmente adatta alla clandestinità; a «Giustizia e Libertà» attribuisce invece minore efficienza organizzativa ma una più immediata capacità di entrare in relazione con il diffuso antifascismo della società italiana.
La B non regge perché Spinelli sottolinea espressamente che né comunisti né democratici fecero del terrorismo il centro della propria attività. La C cancella una differenza politica essenziale: Spinelli giudica assai diversamente i fini dei due movimenti e attribuisce ai democratici un esplicito progetto di rinnovamento della democrazia.
L'opposizione al fascismo non costituiva un blocco unico. Organizzazioni diverse potevano combattere lo stesso regime per fini differenti e con metodi differenti. Spinelli, ormai lontano dal comunismo, non nasconde né l'efficienza clandestina del partito né la propria critica radicale al suo progetto politico.
Risposta corretta: A.
Spinelli riconosce apertamente ai comunisti una superiore capacità cospirativa, che attirò uomini sinceramente desiderosi di combattere per la libertà. Ma distingue fra il significato che quella lotta poteva assumere per molti militanti e il fine politico perseguito dal partito: conservare e sviluppare i propri quadri in vista della conquista del potere e dell'instaurazione di un nuovo sistema totalitario sul modello sovietico.
La B contraddice il testo, che attribuisce proprio ai comunisti la più forte organizzazione clandestina e una particolare efficacia nelle condizioni di illegalità. La C sposta invece il problema sull'aiuto internazionale, mentre la critica di Spinelli riguarda la natura del potere che, a suo giudizio, il partito si preparava a edificare.
Qui l'autore distingue fra combattere una dittatura e combattere per la libertà come fine politico. Chi è perseguitato può naturalmente parlare il linguaggio della libertà e suscitarne i sentimenti; ma ciò, nella sua analisi, non basta a rendere democratico il progetto politico perseguito. È uno dei punti nei quali emerge più chiaramente il giudizio dell'ex militante comunista sul movimento al quale egli stesso aveva aderito.
Risposta corretta: B.
Spinelli presenta una successione di svolte fortemente condizionate dalle decisioni dell'Internazionale comunista e dell'URSS. Nel 1929 i comunisti italiani devono denunciare come reazionari e complici del fascismo anche gli altri oppositori; dopo la sconfitta di Weimar passano al fronte popolare; successivamente tentano perfino di utilizzare motivi del fascismo rivoluzionario del 1919 e il linguaggio risorgimentale; il patto Hitler-Stalin e l'aggressione alla Finlandia provocano un periodo di smarrimento; infine prevale un antifascismo patriottico e antitedesco.
La A rovescia precisamente il rapporto descritto dall'autore: il partito italiano non appare indipendente da Mosca, ma disciplinato anche quando considera assurde o controproducenti le direttive ricevute. La C coglie soltanto la fase settaria inaugurata nel 1929 e la trasforma erroneamente in una linea permanente, mentre Spinelli insiste proprio sulle successive e profonde variazioni di strategia.
La cospirazione comunista appare così insieme forte nell'organizzazione e dipendente nella strategia. La disciplina che le permette di resistere efficacemente alla repressione è anche quella che la porta a seguire mutamenti decisi altrove: cambiano gli alleati, i nemici, le parole d'ordine e perfino i riferimenti simbolici utilizzati nella propaganda.
Risposta corretta: C.
Il lavoro fondamentale consisteva nel far circolare idee proibite: stampare o introdurre clandestinamente materiale antifascista, distribuirlo e leggerlo. Un singolo foglio poteva passare attraverso molte mani ed essere letto da centinaia di persone.
La A attribuisce al terrorismo un'importanza che Spinelli espressamente gli nega: attentati e tentativi vi furono, ma rimasero episodici. La B descrive una strategia insurrezionale che non costituisce il carattere centrale della cospirazione raccontata nel testo.
La clandestinità quotidiana era molto meno spettacolare di quanto la parola «cospirazione» possa suggerire. Per una dittatura che pretendeva di controllare anche le idee, stampare un giornale, passarlo a un amico o semplicemente leggerlo diventava già un atto politico.
Risposta corretta: B.
L'osservazione è volutamente paradossale. Gli imputati erano per lo più realmente antifascisti, avevano diffuso propaganda o partecipato a organizzazioni proibite: il fatto contestato poteva dunque essere vero. Ma era l'ordinamento della dittatura ad aver trasformato l'opposizione politica in un delitto.
La A contrasta con la descrizione di processi rapidissimi, difese limitate e sentenze spesso già predisposte prima del dibattimento. La C non corrisponde neppure al giudizio di Spinelli sugli interrogatori: la tortura dava risultati incerti e chi «cantava» cedeva spesso più all'isolamento e alla paura che al dolore.
Un tribunale può accertare correttamente che qualcuno abbia compiuto una certa azione e tuttavia essere strumento di un sistema ingiusto. Se distribuire un giornale antifascista diventa un reato, non occorre inventare il fatto: basta condannare come criminale chi ha esercitato una libertà politica proibita dal regime.
Risposta corretta: A.
I detenuti comuni parlavano dei propri delitti; poiché quello dei politici consisteva nell'antifascismo, anche essi finivano per parlare liberamente delle idee e delle attività per le quali erano stati incarcerati. Nasce così il paradosso di una libertà di discussione politica sopravvissuta proprio dentro il carcere.
La B scambia per diritto ciò che spesso dipendeva da falle della censura o da traffici clandestini: libri e giornali erano sottoposti a severi controlli. La C attribuisce alle autorità un progetto che Spinelli non descrive affatto: quello spazio di discussione nasceva dalle concrete condizioni della vita carceraria, non dalla benevolenza del regime.
La prigione sottraeva gli antifascisti alla società, ma li metteva anche a contatto fra loro. Studio, discussione, aiuto reciproco e collegamenti clandestini finirono così per creare una piccola comunità politica all'interno dell'istituzione destinata a neutralizzarli.
Risposta corretta: A.
In un regime che attribuisce enorme importanza ai simboli, alzare il braccio significa manifestare pubblicamente una disponibilità alla sottomissione; rifiutarsi di farlo significa conservare visibilmente la propria identità di oppositore. Non a caso Spinelli considera il numero dei saluti un «barometro» delle fortune del fascismo.
La B trasforma un segno politico in un meccanismo amministrativo automatico: la sottomissione poteva facilitare la liberazione, ma il semplice saluto non costituiva un titolo giuridico per ottenerla. La C perde completamente il significato morale attribuito da Spinelli al gesto.
Quando quasi tutto è stato tolto, anche un gesto minimo può diventare decisivo. Alle Tremiti la resistenza consiste semplicemente nel non alzare un braccio: proprio per questo la polizia tenta di imporlo e proprio per questo il rifiuto acquista il valore di un'affermazione politica.
Risposta corretta: B.
Spinelli parla esplicitamente di un certo «fariseismo», della difficoltà di rimettere in discussione le proprie convinzioni e della durezza con cui comunisti e democratici potevano trattare chi usciva dalle rispettive ortodossie. Ricorda persino l'ostilità incontrata a Ventotene dal nuovo progetto federalista europeo di cui lui era promotore.
La A contrasta soprattutto con la descrizione della vita carceraria, dove denaro, risorse, studio e aiuto ai malati erano organizzati secondo una forte solidarietà collettiva. La C prende un fenomeno reale, le capitolazioni, e lo trasforma impropriamente nell'orientamento generale dei prigionieri politici.
La testimonianza dell'autore è tanto più interessante perché non disegna un antifascismo senza ombre. Opporsi a una dittatura è una scelta di libertà; ma ciò non impedisce a chi resiste di diventare rigido, dogmatico o intollerante verso idee nuove. Anche la libertà deve saper sopportare l'eresia.
Risposta corretta: B.
Spinelli ricostruisce vere e proprie ondate: le grandi retate del 1926, la momentanea crisi delle organizzazioni clandestine, la ripresa durante la depressione economica, l'isolamento degli antifascisti al tempo dell'impresa etiopica, il nuovo fermento con la guerra di Spagna e infine l'indebolimento dell'apparato repressivo durante la guerra mondiale.
La A cancella proprio questa mobilità e presenta la repressione come una linea costantemente crescente. La C attribuisce all'amnistia del 1932 una funzione conclusiva che non ebbe: essa alleggerì temporaneamente carceri e confino, ma arresti e condanne continuarono e tornarono più volte a intensificarsi.
Repressione e opposizione non vivono isolate dalla storia generale. Quando il regime appare forte, molti si rassegnano e gli antifascisti rimangono più soli; quando crisi economiche, guerre o sconfitte ne incrinano il prestigio, il dissenso riprende vigore. Negli ultimi anni il fascismo conserva ancora i propri strumenti repressivi, ma la macchina comincia ormai a perdere sicurezza ed efficienza.