Frammenti d'autore

Storia dell'Inghilterra moderna(Q)

💬 VII. La lotta contro la Francia rivoluzionaria e napoleonica (2/2)

Dura però, e in certi momenti pericolosissima, era stata la lotta, specialmente dopo Campoformio (ottobre 1797) e Lunéville (febbraio 1801), quando l'Inghilterra, abbandonata da tutti gli alleati, si era trovata sola di fronte alla formidabile Francia vittoriosa: ripetutamente si era presentata la minaccia di invasioni francesi, specialmente verso l'Irlanda, sempre favorevole a movimenti di rivolta; le spese di guerra, anche per i sussidi agli alleati, erano salite annualmente a cifre enormi, sfiancando il bilancio e mettendo in imbarazzo la Banca d'Inghilterra; fenomeni di disagio e di stanchezza si facevano sentire in tutte le classi, e talvolta prendevano l'aspetto pauroso di rivolta, come nel 1797 con due tentativi di ammutinamento nelle flotte. Il governo di Pitt teneva fermo e ricorreva a misure eccezionali, tra le quali memorabile l'Atto di Unione fatto votare da Pitt nel 1800 per legare strettamente l'Irlanda all'Inghilterra e render più difficili i tentativi di rivolta, che nel 1798 si eran rivelati particolarmente vasti e minacciosi. La legge, entrata in vigore nel febbraio 1801, tolse all'Irlanda ogni autonomia; e venne così a creare, accanto ai già esistenti aspetti economico e religioso, l'aspetto politico della questione irlandese.

Ma le tendenze pacifiste che si facevan sempre più forti, specialmente nei ceti commerciali e industriali, speranzosi di riacquistare, dopo la pace, gli sbocchi continentali aperti prima del 1792 con gran profitto delle energie produttive britanniche, finirono col prevalere, determinando la caduta di Pitt, indebolito anche per contrasti col Re intorno alla questione del trattamento da fare ai cattolici irlandesi, e l'avvento di un ministero con alla testa Addington, che condusse alla pace di Amiens (25 marzo 1802).

La pace, salutata con grande entusiasmo sia al di qua che al di là della Manica, si rivelò ben presto inane e caduca; perchè non aveva eliminato le più profonde ragioni di contrasto che si trovavano da una parte nell'insediamento francese nel Belgio intollerabile per l'Inghilterra, e dall'altra nel rafforzamento mediterraneo e coloniale britannico intollerabile per Napoleone; e perchè le speranze dei commercianti e degli industriali inglesi furono subito distrutte dalla risoluta politica protezionista del primo Console. Così appena un anno dopo gli entusiasmi per Amiens, da una parte e dall'altra ricominciavano i contrasti e gli attriti, e la pace poteva considerarsi virtualmente rotta; mentre Napoleone avviantesi all'Impero cercava di fomentare rivolte in Irlanda, e il governo inglese, a sua volta, organizzava la caccia marittima ai convogli francesi, e favoriva i tentativi monarchici in Francia. La ripresa delle ostilità fu segnalata nel 1804 dal ritorno al governo di Pitt, ai cui fianchi e sotto la cui guida giungevano al potere anche giovani destinati a grande avvenire, come Giorgio Canning e William Huskisson.

La nuova fase della lotta, che si svolse attraverso la nuova serie di coalizioni con la Russia, con l'Austria, con la Prussia, fu diretta a spezzare l'egemonia napoleonica. Anche in questa fase l'Inghilterra dovette per lunghi anni assistere alle sconfitte e ai successivi abbandoni degli Alleati continentali, e a ulteriori espansioni della potenza continentale della Francia; e dovette fronteggiare rinnovati tentativi d'invasione, ai quali si aggiunse la ben più formidabile minaccia del blocco continentale (1806). Ε anche in questa fase seppe controbilanciare e paralizzare i successi continentali del formidabile avversario coi proprii successi navali e coloniali, quali Trafalgar (21 ottobre 1805), il completamento della conquista dell'India, l'espansione dei possessi canadesi nelle regioni verso il Pacifico, l'iniziata colonizzazione dell'Australia. Per di più, соminciò a fronteggiare vigorosamente la potenza napoleonica anche per terra, con quelle campagne nella penisola iberica con le quali le armate britanniche e Wellington in sei anni di lotte (1808-1814) segnate da successi memorabili (Talavera, Busaco, Ciudad Rodrigo, Salamanca, Victoria) si prepararono il trionfo di Waterloo.

Veramente degno di un grande popolo fu lo spettacolo offerto dall'Inghilterra negli anni della lotta antinapoleonica; specialmente dopo il trionfo napoleonico di Tilsitt e l'inasprimento del blocco continentale, quando l'Inghilterra, per dirla con Alberto Sorel, rigurgitava di spezie e mancava di pane, e imperversavano i flagelli della crisi economica, della carestia, della disoccupazione. Pitt era morto nel gennaio 1806, a quarantasei anni, schiantato dalla notizia del trionfo napoleonico ad Austerlitz e dallo sfacelo della terza coalizione; ma la classe politica dirigente seppe esprimere dal suo seno uomini capaci di continuare la lotta, anche tra le peggiori difficoltà esterne ed interne, aumentate queste ultime dal progressivo ottenebramento delle facoltà mentali di Giorgio III; il che rese necessaria nel 1810 l'istituzione di una reggenza affidata al figlio. Subito dopo la morte di Pitt, i pericoli della situazione determinarono la formazione di un grande Ministero di unione nazionale, nel quale, accanto ai più rappresentativi tories come Grenville, Windhan e lord Spencer antichi collaboratori di Pitt, entrarono i capi dei whigs con Fox, lord Grey ed Erskine. E anche quando, dopo appena un anno, il Ministero di coalizione si sciolse, e i tories ripresero da soli le redini del governo, le direttive dell'azione anti-francese furono mantenute salde.

Il nuovo stato maggiore dei tories vantava in prima linea Perceval, Canning, Castlereagh, il duca di Portland, il conte di Liverpool, divenuto quest'ultimo Primo Ministro nel 1812 con a fianco Castlereagh al ministero degli Esteri, per rimanere ininterrottamente alla direzione degli affari fino al 1827. Fu questo ministero che ebbe la gloria di condurre l'Inghilterra alla vittoria finale e alla parte preponderante tenuta nel Congresso di Vienna, dopo aver anche superato nell'ultima fase delle lotte napoleoniche un urto armato con la Repubblica degli Stati Uniti d'America, da poco costituita, ma già vigorosa sostenitrice sul mare dei diritti e della libertà dei naviganti contro gli arbitrii dei blocchi britannici (1812-15).

Adeguati al lungo e formidabile sforzo sostenuto furono i risultati raggiunti attraverso i patti del primo Trattato di Parigi, (30 maggio 1814), del Trattato di Vienna (9 giugno 1815), e del secondo Trattato di Parigi (20 nov. 1815); lo schiantamento del nuovo tentativo egemonico francese e il ritorno della Francia nei vecchi confini, rinserrati fra una catena di Stati-cuscinetto (Regno dei Paesi Bassi, Prussia Renana, Svizzera ingrandita, Regno di Sardegna ingrandito); il ristabilimento di un equilibrio continentale fra le maggiori Potenze; e sopratutto l'incremento al primato coloniale e marittimo britannico, con gli acquisti di Ceylon, della Luisiana, di Tobago, della Colonia del Capo, di Helgoland, di Malta e col protettorato sulle Ionie. [...] # [Leggi dall'inizio]
✦ Pietro Silva. Genesi e caratteri dell'Inghilterra moderna. Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939

Per lunghi anni l'Inghilterra sembra combattere contro una forza destinata a prevalere. Rimane sola, vede cadere le coalizioni che ha contribuito a costruire, sopporta crisi finanziarie, carestie, disoccupazione, minacce d'invasione e il soffocamento del blocco continentale. William Pitt muore senza conoscere l'esito della strategia alla quale ha consacrato la propria vita; ma quella strategia gli sopravvive. Altri uomini ne raccolgono il peso, e la continuità della classe dirigente, ammirevole per visione e determinazione, finisce per contare quanto le vittorie di Trafalgar o di Wellington. La forza decisiva non sta dunque soltanto nelle flotte, negli eserciti o nel denaro, ma nella capacità di resistere abbastanza a lungo perché l'apparente invincibilità dell'avversario trovi infine il proprio limite. E quando quel limite arriva, il prezzo pagato durante vent'anni di lotta si traduce in equilibrio europeo e primato marittimo.

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Mettiti alla prova: l'Inghilterra contro la Francia rivoluzionaria e napoleonica

Tra il 1793 e il 1815 l'Inghilterra affrontò prima la Francia rivoluzionaria e poi quella napoleonica in una lotta che coinvolse insieme politica interna, equilibrio europeo, commercio, mari e colonie. Nei due frammenti il conflitto non appare come una semplice successione di eventi bellici, ma come il confronto fra strategie diverse, sostenute per oltre vent'anni da uomini e governi che cambiano mentre alcuni obiettivi fondamentali restano costanti.

Rileggi i due frammenti e i rispettivi commenti, scegli mentalmente la tua risposta e poi scopri la soluzione.

1. Silva parla di un «radicale cambiamento nella politica interna ed estera dell'Inghilterra». Che cosa lo provocò principalmente?

  • A. Il fallimento delle riforme economiche di William Pitt il Giovane, che convinse il governo inglese ad abbandonare la politica di pace e a cercare nella guerra una soluzione alle difficoltà interne.
  • B. La crescente violenza della Rivoluzione francese, l'espansione militare verso il Belgio e l'Olanda e, infine, l'esecuzione di Luigi XVI e il Terrore, che trasformarono molte simpatie inglesi in ostilità.
  • C. Il progetto originario di William Pitt di eliminare la Francia come concorrente coloniale, perseguito fin dall'inizio del suo governo indipendentemente dagli sviluppi della Rivoluzione.
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Risposta corretta: B

La risposta B segue il concatenarsi degli avvenimenti indicato nel frammento: la violenza assunta dalla Rivoluzione, l'espansione francese verso il Belgio e l'Olanda, l'esecuzione di Luigi XVI e il Terrore trasformano progressivamente le iniziali simpatie inglesi fino alla decisione di entrare in guerra. La A rovescia invece la situazione descritta: le riforme economiche di Pitt stavano favorendo la prosperità e avevano bisogno della pace per proseguire. La C attribuisce infine a Pitt un progetto bellico preesistente che il testo esclude: la guerra interrompe una politica che egli avrebbe preferito continuare.

2. L'Inghilterra era «priva di un'armata permanente» adeguata alla guerra continentale. In che modo William Pitt cercò di compensare questa debolezza?

  • A. Costruendo rapidamente un grande esercito terrestre destinato a combattere autonomamente in Europa e riducendo nel frattempo l'impegno britannico sul mare e nelle colonie.
  • B. Finanziando gli eserciti degli alleati continentali e concentrando la forza britannica sul blocco navale, sulla distruzione delle flotte avversarie e sulla conquista di posizioni insulari e coloniali.
  • C. Evitando per quanto possibile il coinvolgimento nelle coalizioni europee e limitandosi alla difesa delle coste britanniche in attesa che la potenza francese si logorasse sul continente.
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Risposta corretta: B

La risposta B coglie la complementarità della strategia britannica: denaro agli alleati perché potessero sostenere la guerra terrestre, potenza navale inglese per bloccare le coste, distruggere le flotte avversarie e occupare posizioni coloniali. La A attribuisce invece all'Inghilterra proprio quella forza terrestre di cui il frammento sottolinea la scarsità, e ridimensiona il settore nel quale essa possedeva il maggiore vantaggio. La C contraddice sia la partecipazione inglese alle coalizioni sia l'intensa offensiva navale e coloniale. Mentre la Francia prevale sulla terra, l'Inghilterra costruisce sul mare la forza che le permette di continuare la lotta.

3. Dopo la morte di Pitt, Silva osserva che «le direttive dell'azione anti-francese furono mantenute salde». Che cosa mette soprattutto in luce questa continuità?

  • A. Che la strategia britannica aveva ormai superato la figura del singolo statista ed era sostenuta da una classe dirigente capace di conservarne gli obiettivi attraverso governi e uomini diversi.
  • B. Che dopo la morte di Pitt cessarono sostanzialmente le differenze fra tories e whigs e l'Inghilterra poté proseguire la guerra sotto un governo unitario rimasto stabile fino al 1815.
  • C. Che la prosecuzione della guerra dipese soprattutto dall'intervento personale di Giorgio III, il quale assunse negli ultimi anni del conflitto una direzione sempre più energica della politica britannica.
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Risposta corretta: A

La risposta A individua uno dei nuclei centrali del secondo frammento e del relativo commento: Pitt muore senza conoscere l'esito della strategia alla quale aveva consacrato la propria vita, ma altri uomini ne raccolgono il peso e ne mantengono la direzione. La B confonde questa continuità strategica con un'improbabile scomparsa delle divisioni politiche: il ministero di coalizione fra tories e whigs ebbe vita breve e i tories tornarono poi da soli al governo. La C è smentita dal progressivo ottenebramento delle facoltà mentali di Giorgio III, che rese necessaria l'istituzione di una reggenza. La continuità risiede dunque nella classe dirigente, non nell'immobilità degli uomini o dei governi.

4. Fra i risultati finali Silva indica il «ristabilimento di un equilibrio continentale» e, insieme, l'«incremento al primato coloniale e marittimo britannico». Che cosa significa questa distinzione?

  • A. Che l'Inghilterra sostituì la Francia come potenza territorialmente dominante sul continente europeo, imponendo direttamente la propria egemonia politica agli altri Stati.
  • B. Che la sconfitta francese ristabilì in Europa un equilibrio fra più potenze, mentre l'Inghilterra rafforzò soprattutto la propria superiorità sui mari, nelle colonie e nelle grandi vie commerciali.
  • C. Che la vittoria britannica consistette essenzialmente nel ritorno alla situazione precedente al 1792, senza produrre modificazioni rilevanti nell'equilibrio europeo o nella distribuzione dei possessi coloniali.
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Risposta corretta: B

La risposta B distingue i due risultati della lunga lotta: sul continente non nasce un impero britannico, ma viene ristabilito un equilibrio fra le maggiori potenze; contemporaneamente l'Inghilterra esce dal conflitto con il proprio primato navale e coloniale ulteriormente accresciuto. La A trasforma questo primato in un'egemonia territoriale europea che il frammento non attribuisce agli inglesi. La C ignora invece sia il nuovo assetto costruito intorno alla Francia mediante Stati-cuscinetto sia le acquisizioni coloniali e strategiche britanniche. Dopo oltre vent'anni di guerra, l'Inghilterra non domina l'Europa come Napoleone aveva tentato di fare: domina soprattutto il mare.

Appendice: la potenza britannica dopo il 1815

1815: una nuova forma di potenza
La vittoria sulla Francia napoleonica non diede alla Gran Bretagna un impero territoriale sull'Europa: le consegnò qualcosa di diverso e, sul lungo periodo, forse ancora più importante. La Royal Navy uscì dalle guerre con una supremazia difficilmente contestabile e con una rete di basi e possedimenti – Malta, il Capo di Buona Speranza, Ceylon, Mauritius e altri punti strategici – che permetteva di proteggere le grandi rotte commerciali fra Atlantico, Mediterraneo e Oceano Indiano.
L'India
Nello stesso tempo la Compagnia delle Indie Orientali aveva già fatto della Gran Bretagna la potenza dominante in India, anche se la conquista e il consolidamento del subcontinente sarebbero proseguiti per decenni. Il sistema imperiale britannico possedeva così, fin dal 1815, alcuni dei suoi elementi fondamentali: flotta, commercio, basi strategiche e territori d'oltremare.
Verso l'apogeo dell'Impero
Quello del 1815 non era ancora l'Impero britannico al suo apogeo. L'espansione continuò per tutto l'Ottocento e raggiunse la massima estensione dopo la Prima guerra mondiale. Negli anni Venti del Novecento l'Impero governava oltre 400 milioni di persone e comprendeva territori distribuiti in ogni parte del mondo.