Per lunghi anni l'Inghilterra sembra combattere contro una forza destinata a prevalere. Rimane sola, vede cadere le coalizioni che ha contribuito a costruire, sopporta crisi finanziarie, carestie, disoccupazione, minacce d'invasione e il soffocamento del blocco continentale. William Pitt muore senza conoscere l'esito della strategia alla quale ha consacrato la propria vita; ma quella strategia gli sopravvive. Altri uomini ne raccolgono il peso, e la continuità della classe dirigente, ammirevole per visione e determinazione, finisce per contare quanto le vittorie di Trafalgar o di Wellington. La forza decisiva non sta dunque soltanto nelle flotte, negli eserciti o nel denaro, ma nella capacità di resistere abbastanza a lungo perché l'apparente invincibilità dell'avversario trovi infine il proprio limite. E quando quel limite arriva, il prezzo pagato durante vent'anni di lotta si traduce in equilibrio europeo e primato marittimo.
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Tra il 1793 e il 1815 l'Inghilterra affrontò prima la Francia rivoluzionaria e poi quella napoleonica in una lotta che coinvolse insieme politica interna, equilibrio europeo, commercio, mari e colonie. Nei due frammenti il conflitto non appare come una semplice successione di eventi bellici, ma come il confronto fra strategie diverse, sostenute per oltre vent'anni da uomini e governi che cambiano mentre alcuni obiettivi fondamentali restano costanti.
Rileggi i due frammenti e i rispettivi commenti, scegli mentalmente la tua risposta e poi scopri la soluzione.
1. Silva parla di un «radicale cambiamento nella politica interna ed estera dell'Inghilterra». Che cosa lo provocò principalmente?
Risposta corretta: B
La risposta B segue il concatenarsi degli avvenimenti indicato nel frammento: la violenza assunta dalla Rivoluzione, l'espansione francese verso il Belgio e l'Olanda, l'esecuzione di Luigi XVI e il Terrore trasformano progressivamente le iniziali simpatie inglesi fino alla decisione di entrare in guerra. La A rovescia invece la situazione descritta: le riforme economiche di Pitt stavano favorendo la prosperità e avevano bisogno della pace per proseguire. La C attribuisce infine a Pitt un progetto bellico preesistente che il testo esclude: la guerra interrompe una politica che egli avrebbe preferito continuare.
2. L'Inghilterra era «priva di un'armata permanente» adeguata alla guerra continentale. In che modo William Pitt cercò di compensare questa debolezza?
Risposta corretta: B
La risposta B coglie la complementarità della strategia britannica: denaro agli alleati perché potessero sostenere la guerra terrestre, potenza navale inglese per bloccare le coste, distruggere le flotte avversarie e occupare posizioni coloniali. La A attribuisce invece all'Inghilterra proprio quella forza terrestre di cui il frammento sottolinea la scarsità, e ridimensiona il settore nel quale essa possedeva il maggiore vantaggio. La C contraddice sia la partecipazione inglese alle coalizioni sia l'intensa offensiva navale e coloniale. Mentre la Francia prevale sulla terra, l'Inghilterra costruisce sul mare la forza che le permette di continuare la lotta.
3. Dopo la morte di Pitt, Silva osserva che «le direttive dell'azione anti-francese furono mantenute salde». Che cosa mette soprattutto in luce questa continuità?
Risposta corretta: A
La risposta A individua uno dei nuclei centrali del secondo frammento e del relativo commento: Pitt muore senza conoscere l'esito della strategia alla quale aveva consacrato la propria vita, ma altri uomini ne raccolgono il peso e ne mantengono la direzione. La B confonde questa continuità strategica con un'improbabile scomparsa delle divisioni politiche: il ministero di coalizione fra tories e whigs ebbe vita breve e i tories tornarono poi da soli al governo. La C è smentita dal progressivo ottenebramento delle facoltà mentali di Giorgio III, che rese necessaria l'istituzione di una reggenza. La continuità risiede dunque nella classe dirigente, non nell'immobilità degli uomini o dei governi.
4. Fra i risultati finali Silva indica il «ristabilimento di un equilibrio continentale» e, insieme, l'«incremento al primato coloniale e marittimo britannico». Che cosa significa questa distinzione?
Risposta corretta: B
La risposta B distingue i due risultati della lunga lotta: sul continente non nasce un impero britannico, ma viene ristabilito un equilibrio fra le maggiori potenze; contemporaneamente l'Inghilterra esce dal conflitto con il proprio primato navale e coloniale ulteriormente accresciuto. La A trasforma questo primato in un'egemonia territoriale europea che il frammento non attribuisce agli inglesi. La C ignora invece sia il nuovo assetto costruito intorno alla Francia mediante Stati-cuscinetto sia le acquisizioni coloniali e strategiche britanniche. Dopo oltre vent'anni di guerra, l'Inghilterra non domina l'Europa come Napoleone aveva tentato di fare: domina soprattutto il mare.
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1815: una nuova forma di potenza La vittoria sulla Francia napoleonica non diede alla Gran Bretagna un impero territoriale sull'Europa: le consegnò qualcosa di diverso e, sul lungo periodo, forse ancora più importante. La Royal Navy uscì dalle guerre con una supremazia difficilmente contestabile e con una rete di basi e possedimenti – Malta, il Capo di Buona Speranza, Ceylon, Mauritius e altri punti strategici – che permetteva di proteggere le grandi rotte commerciali fra Atlantico, Mediterraneo e Oceano Indiano. |
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L'India Nello stesso tempo la Compagnia delle Indie Orientali aveva già fatto della Gran Bretagna la potenza dominante in India, anche se la conquista e il consolidamento del subcontinente sarebbero proseguiti per decenni. Il sistema imperiale britannico possedeva così, fin dal 1815, alcuni dei suoi elementi fondamentali: flotta, commercio, basi strategiche e territori d'oltremare. |
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Verso l'apogeo dell'Impero Quello del 1815 non era ancora l'Impero britannico al suo apogeo. L'espansione continuò per tutto l'Ottocento e raggiunse la massima estensione dopo la Prima guerra mondiale. Negli anni Venti del Novecento l'Impero governava oltre 400 milioni di persone e comprendeva territori distribuiti in ogni parte del mondo. |