Mitologia classica illustrata
💬 Sileno e i Sileni
1. Era Sileno, secondo la comune leggenda, un vecchio Satiro che ebbe in cura Dioniso bambino e lo allevò e divenne poi fedele compagno dei suoi viaggi. Più tardi lo si immaginò come un vecchio dal naso rincagnato, la testa calva, irsuto il petto e le membra, grasso e tondo come un otre di vino; e si diceva che incapace di reggersi in piedi, seguisse Dioniso a caval d'un asino e sorretto da giovani Satiri. Gli orfici poi si formarono un altro concetto di Sileno, pensandolo come un saggio vecchio, che sdegna beni terrestri e non trova soddisfazione che nella propria saggezza; uomo dotato anche della virtù di prevedere il futuro.
Ma l'antica mitologia non parla solo di un Sileno, bensì di una moltitudine di Sileni. Probabilmente si son qui fuse diverse leggende di diversi luoghi. Mentre i Satiri erano geni dei boschi e dei monti, i Sileni, di cui parlano per lo più leggende asiatiche, erano geni dell'acqua che corre e irriga e feconda; difatti si pensavano con orecchie e code di cavallo, e il cavallo è spesso messo in rapporto colle Deità acquee. Ai Sileni poi si attribuivano, oltre la scurrilità e procacità dei Satiri, l'arte della divinazione e alcune invenzioni musicali. Ma nonostante queste differenze, in processo di tempo Satiri e Sileni si confusero.
Tra i Sileni meritano special menzione MARSIA E MIDA. Marsia, insieme con Iagnide suo padre e Olimpo suo alunno, era detto inventore del suon dei flauti, genere di musica che la religione di Cibele mise in onore. In Attica narravasi che egli avesse soltanto trovato in terra e fatto suo il flauto che Atena, la vera inventrice, aveva gettato via perchè le sformava il viso. Si narrava poi che Marsia avendo osato venire a gara con Apollo il citarista, a condizione che il vincitore potesse fare dell'altro tutto quel che gli talentasse, fu vinto; e allora Apollo lo legò a un albero e lo scorticò. – Mida era il fondatore mitico del regno della Frigia; era detto figlio di Cibele, la quale avevalo immediatamente arricchito. Ma avvenne a lui quel che suol avvenire tra gli uomini; quanto più era ricco, tanto era più avido di nuove ricchezze, e questa passione lo portò a commettere una grande sciocchezza. Un giorno il vecchio Sileno, ebbro e stordito, erasi sviato dal cammino che il corteo di Bacco percorreva in Frigia ed era capitato in un giardino del re Mida; questi lo accolse benignamente, e dopo dieci giorni di banchetti e feste lo accompagnò nei campi di Lidia e lo restituì al giovinetto Bacco. Di che lieto il Dio, volle ricompensar Mida promettendo di soddisfare qualunque desiderio egli fosse per esprimere. Mida, spinto dalla sua avarizia, chiese si convertisse in oro ciò che egli toccasse col suo corpo. Fu soddisfatto; ma il piacere divenne per lui ben presto intollerabile tormento; giacchè in oro mutavasi perfino il pane che ei voleva mangiare e l'acqua che voleva bere. Pregò Dioniso gli ritogliesse il triste dono, e Dioniso consentì invitandolo a bagnarsi nel fiume Pattolo, le cui sabbie d'allora in poi divennero aurifere. – Un'altra leggenda relativa a Mida era quella che lo faceva arbitro in una contesa musicale tra Pane ed Apollo; si narrava che avendo egli sentenziato in favor di Pane, Apollo si vendicò facendo che le orecchie di lui divenissero asinine. Pieno di onta Mida voleva occultarle, ma un servo se n'accorse; questi non osando propalare tale deformità e pur non potendo tenerla nascosta, scavò in terra una fossa e mormorò dentro di quella quali orecchie avesse visto al suo padrone; poi rigettò la terra nel fosso. Sorto da quel punto un boschetto di tremule canne, queste agitate da leggeri venticelli, ripetevano le parole mormorate dal servo svelando le orecchie asinine del re Mida. [...] # Altro
✦ Felice Ramorino. Mitologia classica illustrata. Hoepli, 1988
Tra vecchi Satiri ebbri, gare musicali finite tragicamente e ricchezze che si trasformano in tormenti, gli dèi sembrano divertirsi parecchio alle spalle degli uomini. Ma il povero Mida, che tutto poteva mutare in oro al solo costo di morir di fame, finisce per ricevere una lezione ancora più umiliante: si possono nascondere sotto un berretto due orecchie d'asino, ma non si può impedire al vento di raccontarlo a tutti.