
pparso per la prima volta nel luglio del 1947 sui Quaderni della Critica, all'indomani della catastrofe europea e nel pieno della disgregazione morale prodotta dai totalitarismi, L'Anticristo che è in noi costituisce uno dei testi più intensi e sofferti dell'ultimo Croce (1866–1952). Non è soltanto una meditazione politica sul fascismo, sul nazismo o sul bolscevismo, né un semplice bilancio etico della guerra da poco conclusa; è piuttosto una diagnosi di lungo periodo, che tocca il nodo più inquietante della filosofia crociana dell'azione: la possibilità che lo spirito, invece di elevarsi nella libertà, cada nella negazione sistematica dei valori che lo costituiscono. ✦
Nel discorso crociano, l'Anticristo non è una figura apocalittica esterna all'uomo, né un sovrano, né una razza, né un partito: è una tendenza dello spirito umano, un impulso storico sempre possibile e mai definitivamente debellabile. Con un gesto che ricorda la demitizzazione razionalistica dell'Illuminismo e insieme l'introspezione morale della tradizione idealistica, Croce sottrae l'Anticristo al registro teologico e lo riporta nell'alveo della vita morale: non un nemico che "viene", ma un nemico che "è" nella coscienza, pronto a manifestarsi ogni volta che l'uomo nega l'universale e si abbandona al nichilismo pratico, riducendo verità, bellezza e bene a maschere ipocrite dell'utile.
Il contesto in cui nasce questo scritto è quello della ricostruzione democratica, ma anche di un profondo smarrimento culturale. Per Croce, anni convulsi di sofferenze, delusioni e amarezze, definiti da qualcuno "anni dello scontento". Il crocianesimo del dopoguerra, lungi dal rifugiarsi in un'astratta consolazione metafisica, interroga la storia recente per comprenderne le derive: la fascinazione del potere assoluto, la sacralizzazione dello Stato, la regressione delle coscienze a forme primitive di idolatria politica, l'incantamento delle masse dinanzi alla forza distruttrice. Il richiamo alla filosofia tedesca, in particolare alla deformazione pubblicistica di un certo hegelismo, non mira a condannare Hegel come pensatore, ma a denunciare l'uso improprio, quasi sacerdotale, della sua dottrina da parte dei teorici del Leviatano moderno.
Il cuore dell'argomentazione resta tuttavia la libertà: non come semplice diritto individuale, ma come vita concreta degli ideali che si incarnano nelle esperienze singolari. Per Croce, difendere la libertà significa difendere la possibilità stessa dell'etico e del poetico; significa riconoscere che gli individui, nel loro differenziarsi, sono la sola realtà in cui universale e particolare si incontrano senza annullarsi. L'Anticristo, al contrario, è il principio dell'astrazione assoluta: vuole l'universale senza individui, la legge senza coscienza, l'obbedienza senza giudizio, la storia senza libertà. La sua vittoria non annienterebbe il mondo – ciò che è impossibile – ma lo ridurrebbe a un deserto morale, a quella barbarie periodica che la storia conosce come decadenza.
Questo testo, dunque, che riportiamo di seguito per intero accompagnato da parafrasi e commento nostri, non è un pamphlet politico, né un monito apocalittico: è un esercizio di vigilanza filosofica, rivolto a un'Europa che rischia di ripetere i propri errori e a individui che, nel combattere il male, possono facilmente replicarne i metodi. Croce invita a riconoscere che il pericolo non viene da "fuori", ma da "dentro"; e che ogni rinascita civile può avvenire solo attraverso una rinnovata fedeltà alla libertà, cioè alla dimensione creativa dello spirito.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI*
Testo : 1/17
La figura del grande e totale nemico della luce, nemico del bene, grandeggia in concezioni cosmologiche orientali, ritorna negli ebrei come eversore della loro religione e del loro stato, la ripigliarono i cristiani in quella dell'Anticristo; e, secondo le contingenze storiche, fu impersonata in questo o quel re o imperatore (e famosa piú di tutte rimane l'identificazione che l'Apocalissi ne fece in Nerone), ma talvolta anche in un'istituzione, come nelle polemiche della riforma protestante, nelle quali l'Anticristo fu ritrovato e additato nel Papa; e tal'altra perfino in un popolo o in uno stato, come si è veduto in molti dei sentimenti e dei pensieri e delle risonanze della recente guerra.
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* Benedetto Croce. L'Anticristo che è in noi. In: Filosofia e storiografia. Laterza, 1949, pp. 313-319.
L'immagine di un grande e assoluto avversario della luce e del bene emerge nelle antiche cosmologie orientali; poi ricompare presso gli Ebrei come figura che minaccia di abbattere la loro religione e il loro ordine politico. I cristiani la riprendono nella figura dell'Anticristo; e, di volta in volta, a seconda delle condizioni storiche, essa viene incarnata ora in questo ora in quel sovrano o imperatore (la più celebre di tali identificazioni resta quella dell'Apocalisse, che scorge l'Anticristo in Nerone), a volte in un'istituzione – come avvenne nella polemica della Riforma protestante, in cui l'Anticristo fu ravvisato e denunciato nel Papa – e talvolta perfino in un intero popolo o in uno Stato, come si è potuto osservare in molti atteggiamenti, pensieri e risonanze dell'ultima guerra.
🔎 Croce riassume, con pochi tratti, una lunga tradizione apocalittica e polemica: dall'Antagonista cosmico delle religioni orientali, al «nemico escatologico» del giudaismo tardo (le figure ostili alla legge e al popolo eletto), fino all'Anticristo cristiano dell'Apocalisse, tradizionalmente associato a Nerone per via della simbologia numerica e delle persecuzioni. Nel richiamo alla Riforma protestante e alla guerra recente, Croce mostra come la categoria di «Anticristo» sia stata di continuo "spostata" su personaggi, istituzioni o popoli concreti: un dispositivo simbolico che il fanatismo religioso e politico impiega per demonizzare l'avversario.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 2/17
In verità, l'Anticristo non è un uomo, né un istituto, né una classe, né una razza, né un popolo, né uno stato, ma una tendenza della nostra anima, che, anche quando non si fa sentire in essa operosa, vi sta come in agguato; e non sale dagli abissi a muoversi nel mondo né nasce umanamente di donna, sebbene taluni credano di averlo incontrato e individuato: non viene tra noi, ma è in noi.
In realtà l'Anticristo non coincide con un singolo individuo, né con un'istituzione, né con una classe sociale, né con una razza, né con un popolo o uno Stato, ma è una tendenza che abita nella nostra stessa anima; e, anche quando non la sentiamo tradursi in azione, essa rimane comunque in noi, in agguato. L'Anticristo non affiora dal fondo degli abissi per muoversi nel mondo, né viene al mondo attraverso nascita umana da donna, benché alcuni siano convinti di averlo visto, riconosciuto e identificato. L'Anticristo non giunge tra noi dall'esterno: è già dentro di noi.
🔎 L'autore rovescia qui la prospettiva apocalittica tradizionale: il «nemico escatologico» non è un'entità esterna, ma un'inclinazione interna allo spirito umano. L'Anticristo non è una "persona" nel senso empirico, bensì una postura dello spirito: un modo di negare i valori. È l'operazione tipica del suo pensiero etico: dissolvere le ipostasi mitologiche riportandole a movimenti della coscienza e della vita morale.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 3/17
E anche quando noi lo aborriamo e lo combattiamo con tutte le nostre forze, non lo rendiamo mai a noi esterno ed estraneo, perché nessuno di noi si può distaccare con un taglio netto, sicuro e definitivo dalla società e dalla umanità alla quale appartiene, né rinnegarla e disconoscerla e credersi puro tra gli impuri, irresponsabile delle colpe altrui, le quali, non meno che le azioni buone, hanno una origine che oltrepassa il singolo e comprende tutti. Le partizioni e contrapposizioni degli individui come piú o meno morali, o morali e immorali, sono affatto empiriche, sebbene abbiano le loro ragioni e le loro necessità nelle lotte e nello svolgimento effettivo della società.
E anche quando noi detestiamo l'Anticristo e lo contrastiamo con tutte le nostre energie, non riusciamo per questo a renderlo qualcosa di esterno e di estraneo a noi, perché nessuno può recidere con un taglio netto, sicuro e definitivo il proprio legame con la società e con l'umanità a cui appartiene, né può rinnegarle, disconoscerle e illudersi di essere puro in mezzo agli impuri, come se fosse irresponsabile per le colpe degli altri. Quelle colpe, infatti, così come le azioni buone, hanno una origine che trascende il singolo e coinvolge tutti. Le suddivisioni e le contrapposizioni tra individui più o meno morali, o tra persone morali e immorali, sono distinzioni puramente empiriche, benché abbiano la loro giustificazione e necessità nelle lotte e nello sviluppo effettivo della società.
🔎 Qui Croce lega il tema dell'Anticristo alla sua concezione storicistica della responsabilità: nessuno può credersi assolutamente "fuori" dal male del proprio tempo. Ogni individuo è immerso in una trama storica e sociale che lo condiziona e lo costituisce; perciò la rigida divisione tra «buoni» e «cattivi» è, per lui, solo un comodo strumento pratico, non una classificazione ontologica. L'Anticristo, come tendenza allo svuotamento dei valori, è una possibilità sempre attuale nella vita dello spirito collettivo, e in questo senso «nessuno è innocente per intero».
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 4/17
Si sa che l'uomo non può esser distinto dall'animale mercé di un criterio zoologico, fisiologico o patologico, perché in questo riguardo egli è un animale tra gli altri, ma unicamente se ne distingue per gli ideali che in lui risplendono e per il potere creativo che gli conferiscono. Tanto vero che, nel giudizio morale, si suole escludere sovente dalla cerchia umana esseri a cui la forma corporea conferisce il nome di uomini, e rimandarli tra coloro a cui vita bestial piacque e non umana, insensibili come si dimostrano a ogni culto e a ogni rispetto per la verità, per la bontà, per la bellezza, restii a ogni elevamento all'universale.
È noto che l'uomo non si può distinguere dall'animale mediante un criterio zoologico, fisiologico o patologico, perché, da questo punto di vista, l'uomo è pur sempre un animale tra gli altri; egli se ne differenzia soltanto per gli ideali che brillano in lui e per la forza creatrice che questi ideali gli conferiscono. È così vero che, nel giudizio morale, si tende spesso a escludere dalla sfera della vera umanità certi esseri cui la struttura corporea dà senz'altro il nome di uomini, ma che si rinvia piuttosto nella schiera di coloro ai quali piacque una vita bestiale e non umana, tanto risultano insensibili a ogni culto e rispetto per la verità, per la bontà, per la bellezza e tanto resistono a ogni elevazione verso l'universale.
🔎 Il filosofo napoletano ripropone una sua tesi classica: l'umanità non è una semplice categoria biologica, ma una qualità spirituale, definita dalla presenza operante di ideali (vero, bene, bello). L'uomo che non riconosce e non coltiva alcun valore universale, pur avendo forma umana, viene moralmente percepito come «bestiale». È un modo di dire che l'umano si misura dal grado di partecipazione all'universale, non dalla mera appartenenza alla specie.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 5/17
Anche qui bisogna avvertire e tener presente che come la perfezione e la purità morale è un'asserzione di carattere empirico, cosí anche quella del contrario, e che non si può mai giungere ad affermare e ad attuare l'integrale e radicale privazione di ogni valore ideale in una creatura umana, se dell'animale stesso biologico non si può in assoluto affermarla, perché anch'esso ubbidisce a talune spinte sopraindividuali e disinteressate, guidato da ciò che si designa talora con l'impropria parola d'istinto.
Anche su questo punto, occorre avvertire e tener fermo che, come è di natura empirica l'affermazione di una perfezione e di una purezza morale, così empirica è anche l'affermazione opposta; e non si può mai arrivare ad affermare e realizzare, in una creatura umana, una privazione integrale e radicale di ogni valore ideale. E ciò vale persino per l'animale in senso biologico, di cui non si può dichiarare in modo assoluto una simile totale mancanza, perché anche esso obbedisce a certe spinte sopraindividuali e disinteressate, guidato da ciò che talvolta si designa, in modo non del tutto corretto, col termine di istinto.
🔎 Dopo aver sfiorato la figura dell'"uomo bestiale", Croce frena: né la santità perfetta né la malvagità assoluta sono esperienze che si diano in modo puro. L'idea di una creatura totalmente priva di ideale è una costruzione astratta, non un dato della realtà. Persino l'animale, dice, segue impulsi che non sono semplicemente egoistici. Il suo bersaglio implicito sono le retoriche della «disumanizzazione totale» del nemico, che alimentano proprio l'Anticristo di cui parla.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 6/17
Come che sia, l'Anticristo, di cui discorriamo, non è semplicemente l'umana peccaminosità, l'abbandonarsi al male con l'interferente coscienza che quello è male, con la limpidezza di concetti morali che molte volte è stata con meraviglia osservata persino in uomini delittuosi i quali alle verità morali fanno ossequio, pur consapevoli che stanno sopra di loro come un cielo da loro inattingibile e perciò rinunziando a tentarne l'attuazione. Il vero Anticristo sta nel disconoscimento, nella negazione, nell'oltraggio, nella irrisione dei valori stessi, dichiarati parole vuote, fandonie o, peggio ancora, inganni ipocriti per nascondere e far passare più agevolmente agli occhi abbagliati dei creduli e degli stolti l'unica realtà che è la brama e cupidigia personale, indirizzata tutta al piacere e al comodo.
In ogni caso, l'Anticristo di cui qui si parla non coincide semplicemente con la peccaminosità umana, con l'abbandonarsi al male pur conservando dentro di sé la coscienza che quello è male, con quella trasparenza di concetti morali che è stata spesso, e con stupore, osservata persino in uomini delinquenti, i quali, pur tributando omaggio alle verità morali, sono ben consapevoli che esse stanno al di sopra di loro come un cielo irraggiungibile, e per questo rinunciano a tentare di realizzarle. Il vero Anticristo consiste nel disconoscere, nel negare, nell'oltraggiare e nel deridere i valori stessi, dichiarandoli parole vuote, menzogne o, peggio ancora, ipocriti inganni escogitati per nascondere e far passare più facilmente, agli occhi accecati dei creduloni e degli stolti, l'unica cosa reale: la brama e la cupidigia personale, tutta rivolta al piacere e alla comodità.
🔎 Croce formula con precisione la sua definizione: l'Anticristo non è semplicemente chi "fa il male", ma chi nega il senso stesso delle categorie morali e spirituali, riducendo tutto a interesse e utilità. Il peccatore che riconosce il bene e se ne dichiara estraneo è ancora nell'orizzonte dell'etica; il vero Anticristo è il cinico che ridicolizza il bene, lo smaschera come illusione o inganno, e proclama che esiste solo la volontà di potenza, di piacere, di possesso. È la forma radicale del nichilismo dei valori.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 7/17
Questo è veramente l'Anticristo, opposto al Cristo: l'Anticristo distruttore del mondo, godente della distruzione, incurante di non poterne costruire altro che non sia il processo sempre più vertiginoso di questa distruzione stessa, il negativo che vuol comportarsi come positivo ed essere come tale non piú creazione ma, se cosí si potesse dire, dis-creazione.
Questo, propriamente, è l'Anticristo in opposizione al Cristo: l'Anticristo che distrugge il mondo, che gode di tale distruzione, che non si cura del fatto di non essere in grado di costruire nulla, se non un processo sempre più rapido e vorticoso di distruzione stessa; è la negatività che pretende di comportarsi come se fosse un principio positivo, e che aspira a essere non più creazione ma, se si può usare questo termine, dis-creazione.
🔎 L'autore gioca qui con il linguaggio teologico: al Cristo creatore, che dà forma al mondo dei valori, si contrappone l'Anticristo come principio di «dis-creazione», di smantellamento sistematico. L'Anticristo non edifica nemmeno un diverso ordine, ma si compiace del puro gesto distruttivo. È una diagnosi che guarda, in filigrana, al clima dei totalitarismi e delle guerre mondiali, dove la violenza tende a diventare fine a sé stessa.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 8/17
Tutto ciò pare assurdo nelle formule stesse che qui si adoperano ed è assurdo nell'idea e assurdo nella realtà stessa, la quale cesserebbe di essere realtà se quell'impulso fosse attuabile a pieno. E attuabile non è, perché i valori ideali operano anche nel negatore Anticristo ed egli può distruggere molte cose vive e belle e buone e vere, ma non tutte, perché, se cosi fosse, gli verrebbero meno gli stessi mezzi per il suo fanatismo di distruzione; onde, nella realtà, non consegue la fine del mondo, ma solo l'impoverimento, l'imbarbarimento, l'inselvatichimento, l'ora aperto ora represso e fremente bellum omnium contra omnes, nel quale gli attori saranno malviventi ma pur sempre viventi.
Tutto questo discorso sembra assurdo già nelle formule che stiamo usando, ed è assurdo nell'idea e lo sarebbe anche nella realtà, la quale cesserebbe di essere realtà qualora quello slancio distruttore potesse realizzarsi sino in fondo. Ma ciò non è possibile, perché i valori ideali operano anche in colui che nega, nell'Anticristo stesso; egli può distruggere molte cose vive, belle, buone e vere, ma non può distruggerle tutte, perché, se ci riuscisse, verrebbero meno anche i mezzi stessi che alimentano il suo fanatismo distruttore. Nella realtà storica, quindi, non si realizza la fine del mondo, ma solo un impoverimento, un imbarbarimento, un inselvatichimento, quel «bellum omnium contra omnes», ora scoperto, ora represso ma sempre in fermento, nel quale gli attori sono malviventi, ma pur sempre vivi.
🔎 Croce insiste su un dato strutturale del suo pensiero: il male non può mai esaurire la realtà, perché la realtà è, per essenza, attività dello spirito e dunque creazione di valori. L'Anticristo può provocare catastrofi storiche, regressi, barbarie, ma non può annientare del tutto la dimensione ideale, pena la propria stessa scomparsa. La formula hobbesiana del «bellum omnium contra omnes» gli serve per descrivere i periodi di massima degradazione civile, senza però riconoscere a tale guerra universale l'ultima parola sulla storia.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 9/17
E i periodi e le età cosí configurate si chiamano di varia decadenza e corruttela e imbarbarimento, e si ricordano con orrore dalle diverse età in cui gli ideali predominano, guidano, incoraggiano al fare in tutte le sue forme, e che si chiamano di progresso e di civiltà. Con orrore, al quale si accompagna talora la filosofica ammissione e la morale rassegnazione: che tale è la legge del mondo e che non invano quell'orrore fu sofferto, perché la nuova età migliore è rinata da esso e la prova durata l'ha resa piú esperta, piú avveduta e piú ricca di forze.
I periodi e le epoche che assumono questo volto vengono definiti, di volta in volta, età di decadenza, di corruzione, di imbarbarimento; e sono ricordati con orrore dalle epoche successive, quelle in cui gli ideali tornano a prevalere, guidano e incoraggiano l'agire in tutte le sue forme, e che perciò vengono chiamate età di progresso e di civiltà. A questo orrore talvolta si accompagna una sorta di ammissione filosofica e una rassegnazione morale: che questa è la legge del mondo, e che quell'orrore non è stato sofferto invano, perché da esso è rinata la nuova età migliore, e la prova sopportata l'ha resa più esperta, più prudente e più ricca di energie.
🔎 Croce introduce un motivo che gli è caro: la dialettica tra crisi e rinascita. Le età in cui l'Anticristo sembra prevalere sono "decadenze" che però, col senno di poi, appaiono anche come prove attraverso cui lo spirito si purifica, impara, rafforza le proprie difese. Il suo storicismo non è mai puramente consolatorio, ma riconosce una dinamica in cui anche la barbarie diventa occasione di nuova civiltà, senza per questo perdere il suo carattere orrendo.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 10/17
Siamo noi ora entrati (ripetiamo qui una domanda già fatta per altre occasioni) in una di quelle età o nella più grave di tutte in quanto è succeduta o è prossima a succedere a un ricco svolgimento millenario della storia, segnatamente di quella europea? È da sperare di no; è da fare tutto quanto si può per non entrarvi; sopravanzano ancora a ciò forze di resistenza di molto vigore, ed altre di cui il vigore può risvegliarsi. Ma che la minaccia dell'Anticristo contro il Cristo si sia levata, sembra indubbio. E senza impersonarla, come si potrebbe, seguendo il modo empirico che si è detto, in uomini e classi e popoli e stati, la si sente dappertutto, e perfino tra coloro che si schierano tra gli oppositori e studiano i mezzi di fronteggiarla e di sventarla, mezzi che spesso somigliano a quelli dell'Anticristo e che porterebbero a diventare non vincitori ma preda di lui.
Ci troviamo ora – ripetiamo qui una domanda che abbiamo già posto in altre circostanze – entrati in una di tali epoche, o addirittura nella più grave di tutte, poiché essa è venuta dopo, o sta per venire dopo, un ricco sviluppo millenario della storia, in particolare della storia europea? Bisogna sperare di no; bisogna fare tutto quanto è possibile per non entrarvi. Esistono ancora forze di resistenza molto vigorose, e altre in cui questo vigore può ridestarsi. Tuttavia, sembra fuori dubbio che la minaccia dell'Anticristo contro il Cristo si sia levata. E, senza ridurla a una persona, come si potrebbe fare seguendo il metodo empirico di cui si è detto, attribuendola a singoli uomini, a classi, a popoli o a Stati, si ha l'impressione che essa sia ovunque, e perfino tra coloro che si collocano in campo avverso e studiano i mezzi per contrastarla e sventarla, mezzi che spesso somigliano a quelli dell'Anticristo stesso e che rischiano di trasformarli non in vincitori, ma in preda di lui.
🔎 Qui la diagnosi diventa esplicita: l'autore scrive nel 1946, all'indomani della seconda guerra mondiale, della barbarie nazifascista e dell'affermarsi del totalitarismo comunista, e si domanda se non si sia ormai aperta un'"età anticristica" di portata inedita. Il punto più acuto è l'avvertimento sugli avversari dell'Anticristo: se adottano gli stessi mezzi, lo stesso disprezzo della libertà e dei valori, finiranno per esserne assorbiti. È un monito contro ogni "antitotalitarismo totalitario", che combatta il mostro imitandone i metodi.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 11/17
La bandiera che gli oppositori spiegano, il motto d'ordine che ripetono, è quello di «libertà»; e tale e non altro deve essere, e deve intendersi con intransigenza e custodire gelosamente incontaminato. La virtú creatrice si svolge in libertà, perché se gli ideali sono i medesimi in tutti gl'individui, e tutti amano e vogliono il vero, il bello, il bene, l'attuazione di essi si fa solamente col risolvere problemi individuali, apportando ciascuno le proprie individue esperienze e le proprie abitudini individue, ciascuno i giudizî e i concetti che in lui sono urgenti e collaborando cosí al progresso del sapere che giova a tutti, e parimente ciascuno cantando la sua poesia e contribuendo a creare il mondo della poesia, ciascuno ideando e compiendo la sua azione praticamente buona e contribuendo a creare il mondo civile. Questo individualizzamento degli ideali è la vita della libertà, la quale per ciò stesso è tutta intera la vita morale e sinonimo di questa.
La bandiera che i nemici dell'Anticristo innalzano, lo slogan che ripetono, è quello della «libertà»; e giustamente: tale, e non altro, deve essere il loro motto, da intendere con la massima intransigenza e da custodire gelosamente senza contaminarlo. La virtù creatrice dello spirito si sviluppa infatti nella libertà; perché, se gli ideali sono gli stessi in tutti gli individui, e tutti amano e vogliono il vero, il bello, il bene, la loro realizzazione avviene però soltanto attraverso la soluzione di problemi individuali, con ciascuno che apporta le proprie esperienze personali, le proprie abitudini, i giudizi e i concetti che in lui sono più urgenti, contribuendo così al progresso della conoscenza che giova a tutti, e parimenti ciascuno componendo la propria poesia e contribuendo a formare il mondo della poesia, ciascuno ideando e attuando la propria azione praticamente buona e cooperando così a creare il mondo civile. Questo farsi individuale degli ideali è la vita della libertà, che per ciò stesso coincide integralmente con la vita morale ed è sinonimo di essa.
🔎 Croce identifica di fatto la moralità con la libertà intesa come individualizzazione concreta degli ideali. Non esiste il "bene" come schema imposto dall'esterno; esistono situazioni storiche e personali in cui gli individui, interpretando il vero, il bello e il giusto, inventano risposte nuove. Per questo, combattere l'Anticristo significa difendere la libertà creatrice contro ogni pretesa di uniformare e omologare dall'alto.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 12/17
Ora, contro la libertà, contro l'individualizzamento che è la concretezza storica degli ideali, l'Anticristo pone sé stesso come un universale senza individualizzamento, universale astratto che è un tiranno stupido ma pure un tiranno (il tiranno, del resto, è, in certa guisa, sempre stupido), e mira ad attuare uno stato nel quale gli individui non sono l'universale nella sua concretezza, ma gli schiavi di quell'astrazione. E l'istupidimento si diffonde largamente intorno a quello, e gli uomini vanno incontro come incantati alla propria servitú, alla propria abiezione, alla propria morte e nullificazione, quasi una beatitudine che li aspetti.
Ora, contro la libertà, contro quell'individualizzazione che costituisce la concretezza storica degli ideali, l'Anticristo contrappone sé stesso come un universale privo di individualizzazione, un universale astratto che si atteggia a tiranno stolto, ma pur sempre tiranno (del resto, il tiranno è, in un certo senso, sempre stolto), e mira a instaurare uno stato di cose nel quale gli individui non rappresentano l'universale nella sua concretezza, bensì ne sono soltanto gli schiavi, sottomessi a quell'astrazione. E intorno a questa figura di tiranno l'istupidimento dilaga; gli uomini avanzano verso la propria schiavitù, verso la propria degradazione, verso la morte e l'annientamento come stregati, quasi che una beatitudine li attenda.
🔎 L'Anticristo, qui, assume tratti entro cui è facile riconoscere i regimi totalitari: l'"universale astratto" è lo Stato, la Razza, il Partito, l'Idea, che si presentano come assoluti e chiedono obbedienza. Gli individui non sono più luoghi viventi dei valori, ma materiale da manipolare. Croce sottolinea la dimensione di "stupidimento": l'adesione acritica, quasi estatica, al proprio stesso annientamento.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 13/17
A udire le parole di codesti inconsapevoli mi torna talora in mente un romanzo storico che leggevo nella mia fanciullezza, nel quale si raccontava della prima crociata, quando in alcune parti d'Europa per una spaventosa carestia risorse sporadica l'antropofagia, e come accadesse che, scoperto uno di quegli antropofagi che attirava nella sua dimora i bambini, e somministrava a loro certe bevande che li stupivano e li intratteneva con strane fantasie, uno di questi bambini, trovato ancora in vita, disse ai suoi salvatori che l'uomo che l'ospitava era molto buono e caro e gli aveva promesso di renderlo un giorno cosí bello, cosí bianco e pulito e lucente come (e nel cosí dire tendeva lo sguardo e il dito tra ammirazione e desiderio) i cranî degli altri bambini divorati, che colui aveva schierati in riga nella sua caverna.
Quando ascolto i discorsi di questi irresponsabili, mi torna talvolta alla memoria un romanzo storico che leggevo da fanciullo, nel quale si narrava un episodio della prima crociata, allorché, in alcune regioni d'Europa, a causa di una spaventosa carestia, tornò a manifestarsi qua e là l'antropofagia; e si raccontava come, scoperto uno di questi antropofagi, che attirava nella sua abitazione i bambini, dava loro da bere certe pozioni che li intontivano e li intratteneva con strane fantasie, uno di quei bambini, trovato ancora in vita, disse ai suoi salvatori che quell'uomo che lo ospitava era buono e affettuoso, e che gli aveva promesso che un giorno lo avrebbe reso così bello, così bianco e pulito e lucente come – e nel dirlo il bambino volgeva lo sguardo e il dito, in un misto di ammirazione e desiderio – i crani degli altri bambini divorati, che quell'uomo aveva disposto in fila nella sua caverna.
🔎 La parabola macabra serve a Croce per rappresentare l'"incantamento" delle masse: come il bambino che scambia per ideale di bellezza il proprio futuro cranio sbiancato, così i fanatici del totalitarismo vedono nella propria distruzione un compimento. Sullo sfondo c'è la sua critica alla fascinazione estetizzante della morte e della violenza, tipica di certe ideologie del Novecento.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 14/17
A questo ideale di morte, che ora si chiama «totalitarismo, partito unico e obbedienza al partito», dié avviamento e sostegno teorico l'esaltazione dello Stato che fu della filosofia hegeliana e della pubblicistica tedesca e che col suo peso gravò sull'idea della coscienza morale alla quale il Kant e il Jacobi avevano mantenuto il primato. Ma, nella verità dell'esser suo, lo Stato non è altro che azione politica e giuridica, e se tenta di porsi al sommo dello spirito e di farsi comandatore della vita morale, viene senz'altro a riabbracciarsi coi piú terribili tra i barbarici idoli primitivi, Moloch, Kemosch, Baal, Jahve, dai quali è provenuto il «numinoso» che l'idea dello Stato etico serba e che ai tempi nostri ha rivestito forme molteplici, forme diverse ed opposte, ma tutte con un che di sacro.
A questo ideale di morte, che oggi si denomina «totalitarismo, partito unico e obbedienza al partito», ha dato avvio e sostegno teorico l'esaltazione dello Stato presente nella filosofia hegeliana e nella pubblicistica tedesca, che ha gravato pesantemente sull'idea di coscienza morale, alla quale Kant e Jacobi avevano assicurato il primato. Ma, nella sua verità effettiva, lo Stato non è altro che azione politica e giuridica; e quando pretende di collocarsi al vertice dello spirito e di erigersi a signore della vita morale, torna ad abbracciarsi ai più terribili tra gli idoli barbarici primitivi, Moloch, Kemosch, Baal, Jahvè, da cui proviene quel «numinoso» che l'idea di Stato etico conserva, e che nel nostro tempo ha assunto forme molteplici, forme diverse e anche opposte tra loro, ma tutte caratterizzate da una certa aura di sacralità.
🔎 Qui l'autore colpisce il bersaglio filosofico principale: lo "statalismo etico" che, passando anche attraverso una certa lettura di Hegel, sacralizza lo Stato e ne fa un assoluto. In nome di questo assoluto, lo Stato pretende di dirigere non solo il diritto e la politica, ma la coscienza morale stessa, regredendo al livello degli antichi dèi crudeli che chiedono sacrifici umani. Il riferimento al «numinoso» indica quella qualità di sacro terribile e inquietante che circonda i culti politici del Novecento.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 15/17
Emana da queste forme un singolare fascino, possente a inebriare molti cervelli torbidi o deboli; e il semplicismo del concetto, che hanno in comune, piace agli intelletti semplicistici, insofferenti di sostenere, nell'apprendere, le complicazioni e gli approfondimenti che il serio pensiero richiede, e ne vengon sedotte le volontà tanto piú vaghe di violenza quanto piú sono sostanzialmente deboli e pigre. Quella premessa mentale, che è un grossolano scambio logico, assai favorisce l'Anticristo che è in noi e che dai nostri petti si allarga o minaccia di allargarsi negli eventi della storia del mondo.
Da queste forme di sacralizzazione dello Stato promana un fascino singolare, capace di inebriare molti cervelli torbidi o deboli; e la semplicità grossolana dell'idea che le accomuna piace alle menti semplicistiche, insofferenti della fatica che il pensiero serio esige, cioè di sopportare, nel processo dell'apprendere, le complicazioni e gli approfondimenti necessari. Da tale fascino vengono sedotte anche le volontà, tanto più inclini alla violenza quanto più, in realtà, sono deboli e pigre. Questo presupposto mentale, che è un grossolano errore logico, favorisce ampiamente l'Anticristo che abita in noi, e che, partendo dai nostri petti, si diffonde o minaccia di diffondersi negli eventi della storia del mondo.
🔎 Croce mette a fuoco la dimensione psicologica: il totalitarismo seduce perché semplifica, perché risparmia lo sforzo del pensare e offre un senso "pronto all'uso". La violenza appare così come scorciatoia per volontà fragili. L'Anticristo non è solo un errore teorico, ma un'attrazione emotiva e passionale per la forza cieca e per la semplificazione che cancella i conflitti della coscienza.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 16/17
Le conseguenze pratiche di questo processo si osservano nei casi dei nostri giorni: nella durezza che si versa in crudeltà o addirittura in morbosa ferocia contro quelli che sono stati avversarî od ostacoli; nella gelida indifferenza con la quale si assiste allo schiacciamento di nazioni e di stati e al divellimento d'intere popolazioni dalle loro sedi tradizionali e secolari; nella perduta o grandemente sminuita gentilezza del sentire, non parlando piú ai cuori né delicatezza di bontà né dolcezza di memorie e di sogni; nell'effettiva sparizione dell'umano e generoso affetto che fu nell'origine del socialismo per le sorti delle classi proletarie, e del sincero proposito di redimerle, sostituiti ora da un cupo bisogno di odio e di distruzione, e di conquista e libidine della potenza per la potenza; nella prontezza ad accogliere ed eseguire ogni piú iniquo comando senza che ci sia neppur bisogno di mettere a tacere quell'intima voce che fa tremare o arresta il braccio; nel mendacio, adoprato come mezzo consueto di lotta, senza piú temere che venga scoperto e rinfacciato, senza dar segno neppure, quando ciò accade, di quella piccola forma del pudore che si chiama l'imbarazzo, e anzi sorridendo e quasi congratulandosi con sé stessi della propria bravura e coraggio, e schernendo l'accusatore come un'anima candida che non si è avveduta che mentire è ormai lecito all'uomo che obbedisce al perverso suo nuovo dio; nella spudoratezza di molti che professano la critica ricerca del vero e il culto della scienza, i quali, trepidi di possibili pericoli o cupidi di lodi e di vantaggi personali, abbandonano di punto in bianco il loro sistema di idee e si fanno zelanti propagatori dell'opposto, fascismo, razzismo o bolscevismo che sia; nella miserabile figura dei sedicenti poeti nuovi, che similmente, levando il capo sul sensuale impressionismo ed ermetismo che coltivano, giurano di consacrarsi a una o altra delle cause dei regimi totalitarî succedentisi sulla scena politica e la cantano sul vecchio loro metro o con goffo miscuglio dello stile moderno col sermon prisco.
Gli effetti concreti di questa evoluzione si colgono chiaramente in molte situazioni del nostro tempo: nella inflessibilità che si tramuta in brutalità, o addirittura in crudeltà sfrenata, ai danni di chi è stato avversario o ostacolo; nella fredda indifferenza con cui si guarda alla sopraffazione di nazioni e di Stati, e allo sradicamento di interi popoli dalle loro terre tradizionali e secolari; nella scomparsa, o pressoché scarsa sollecitudine del sentire, poiché non parlano più ai cuori né la delicata bontà né la dolcezza dei ricordi e dei sogni; nel fatto che è venuto meno l'affetto umano e generoso che stava all'origine del socialismo per le sorti dei ceti popolari, e il genuino proposito di redimerli, sostituiti ora da un oscuro bisogno di odio e di distruzione, di conquista e di brama di potenza per la potenza; nella prontezza con cui si accoglie ed esegue ogni comando, anche il più abietto, senza che sia neppure necessario soffocare quella voce interiore che farebbe esitare o fermerebbe il braccio; nella menzogna, usata come strumento abituale di lotta, senza più temere che venga scoperta e rimproverata, e senza mostrare, quando ciò accade, neppure quella minima forma di pudore che è l'imbarazzo, anzi sorridendo e quasi congratulandosi con sé stessi per la propria abilità e coraggio, e deridendo colui che accusa come fosse un'anima sciocca, ignara che mentire è ormai un diritto dell'uomo che obbedisce al suo nuovo dio malvagio; nella protervia di molti che praticano la ricerca critica della verità e il culto della scienza, e che, pavidi di possibili rischi o avidi di encomi e di convenienze personali, rinunciano all'improvviso al loro sistema di idee e diventano zelanti propagandisti del contrario, sia esso fascismo, razzismo o comunismo; nella miserabile figura dei cosiddetti poeti nuovi, che allo stesso modo, sollevando il capo dal lascivo impressionismo ed ermetismo da loro allevato, giurano di consacrarsi a una o all'altra delle cause dei regimi totalitari che si avvicendano sulla scena politica, e la celebrano con il loro vecchio metro o con un goffo miscuglio di stile moderno e predica antica.
L'ANTICRISTO CHE È IN NOI
Testo : 17/17
Ma io non continuerò né particolareggerò questo quadro, al quale non prendo alcun diletto, e che ho solo abbozzato per soggiungere che cosí grossi effetti non nascono né potrebbero nascere da un semplice convincimento teoretico, da un'errata teorizzazione dello Stato, ma dal servire quella teorizzazione come una chiamata a raccolta, alla quale, insieme con gli irriflessivi di cui vi è sempre gran copia, accorrono i molti che, già da natura disposti alla prepotenza, alla durezza, alla menzogna, al servilismo, sotto quella formula teorica soddisfano la loro cupa bramosia e lasciano prorompere l'Anticristo che è in loro.
1946.
Io però non intendo proseguire, né entrare in maggiori particolari in questo quadro, nel quale non trovo alcun piacere, e che ho solo tratteggiato per aggiungere che effetti così gravi non nascono, né lo potrebbero, da un semplice convincimento teorico, da una errata dottrina dello Stato; essi derivano dal fatto che quella dottrina viene usata come un richiamo all'adunata, a cui, insieme ai tanti sventati – che non mancano mai – accorrono numerosi coloro che, già per natura inclini all'arroganza, alla violenza, all'inganno, alla piaggeria, trovano in quello slogan una copertura per soddisfare la propria oscura cupidigia e per lasciar scatenare l'Anticristo che portano dentro di sé.
🔎 Nel finale, il filosofo ricompone la diagnosi: la teoria dello Stato totalitario non è la causa unica del male, ma il pretesto, l'occasione che autorizza e mobilita tendenze preesistenti delle persone – la voglia di dominare, di servirsi del più forte, di mentire e obbedire. L'Anticristo, insomma, non è "creato" dall'ideologia: è una tendenza che la dottrina libera e organizza. Ed è qui che il discorso ritorna al punto di partenza: l'Anticristo non viene «tra noi», ma è già «in noi».